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9 de fevereiro de 2011

Yeah Medeiros

Pessoas com vidas interessantes não têm fricote. Elas trocam de cidade. Investem em projetos sem garantia. Pedem demissão sem ter outro emprego em vista. Aceitam um convite para fazer o que nunca fizeram. Começam do zero inúmeras vezes. Sobem no palco, fazem loucuras por amor, compram passagens só de ida. ...Para os rotuladores de plantão, um bando de inconseqüentes.
(Martha Medeiros)

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People with interesting lives have no frills. They go to live in other cities. Invest in projects without recourse. Ask for dismissal without having another job in sight. Accept an invitation to do what they never did. Start from scratch many times. They climb on stage, do crazy things for love, buy one-way tickets. ... for the labelers on call, just a bunch of inconsequentials.
(Martha Medeiros)

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Persone con una vita interessante non si fanno problemi. Vanno a vivere in altre città. Investono in progetti senza garanzie. Si licenziano senza un altro lavoro in vista. Accettano un invito a fare ciò che non hanno mai fatto. Ripartono da zero molte volte. Salgono sul palco, fanno cose folli per amore, acquistano biglietti di sola andata. ... per le etichettatrici su chiamata, solo un mucchio di inconseguenti.
(Martha Medeiros)

9 de novembro de 2010

Oh Pablo!



Those who do not turn things on their head, who are unhappy at work, who do not risk certainty for uncertainty, thus to follow a dream, those who do not forego sound advice at least once in their lives, die slowly.

Those who do not travel, who do not read, who do not listen to music, who do not find grace in themselves, die slowly.

Those who slowly destroy their own self-esteem, who do not allow themselves to be helped, who spend days on end complaining about their bad luck, about the rain that never stops, die slowly.

Those who abandon a project before starting it, who fail to ask questions about subjects they don’t know, those who don’t reply when they are asked something they do know, die slowly.

Let’s try and avoid death in small doses, reminding ourselves that being alive requires an effort far greater than the simple fact of breathing.

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Morre lentamente quem não vira a mesa quando está infeliz com o seu trabalho, quem não arrisca o certo pelo incerto para ir atrás de um sonho, quem não se permite pelo menos uma vez na vida, fugir dos conselhos sensatos. 

Morre lentamente quem não viaja, quem não lê, quem não ouve música, quem não encontra graça em si mesmo. 

Morre lentamente quem destrói o seu amor-próprio, quem não se deixa ajudar. 

Morre lentamente, quem passa os dias queixando-se da sua má sorte ou da chuva incessante. 

Morre lentamente, quem abandona um projeto antes de iniciá-lo, não pergunta sobre um assunto que desconhece ou não responde quando lhe indagam sobre algo que sabe. 

Evitemos a morte em doses suaves, recordando sempre que estar vivo exige um esforço muito maior que o simples fato de respirar.

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Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi e' infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

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Muere lentamente quien no voltea la mesa cuando está infeliz en el trabajo, quien no arriesga lo cierto por lo incierto para ir detrás de un sueño, quien no se permite por lo menos una vez en la vida, huir de los consejos sensatos.

Muere lentamente quien no viaja, quien no lee, quien no oye música, quien no encuentra gracia en sí mismo.

Muere lentamente quien destruye su amor propio, quien no se deja ayudar.

Muere lentamente, quien pasa los días quejándose de su mala suerte o de la lluvia incesante.

Muere lentamente, quien abandona un proyecto antes de iniciarlo, no preguntando de un asunto que desconoce o no respondiendo cuando le indagan sobre algo que sabe.

Evitemos la muerte en suaves cuotas, recordando siempre que estar vivo exige un esfuerzo mucho mayor que el simple hecho de respirar.

4 de março de 2009

La tastiera di Drake

Oh Inghilterra! Terra del rock, del multiculturalismo, della guida a sinistra, delle unità di misura particolari, e appunto dei social benefits.
Io, immigrante, venuto dall’Italia, ero alquanto sbalordito.

Il gruppo aveva bisogno di una tastiera.
A dire il vero, pure di qualcuno per suonarla, ma andava bene anche la sola tastiera, poiché le nostre ambizioni per il suo uso erano molto ristrette – noi volevamo un suono molto semplice, lo-fi; cioè, perfino mia moglie – che tastierista non è – potrebbe suonarla, eventualmente.
Dunque mi sono messo a cercarla (la tastiera) un po’ dappertutto.

Belli furono i pomeriggi passati con Una e Beacon, violinista e bassista del gruppo, camminando per St James Street, di negozio in negozio, in cerca di una tastiera decente – cioè, non un giocatolo né una power-station di quelle da astronauti, a buon prezzo. Volevo una tastiera vintage, ma non volevo spendere molto, quindi l’idea era prendere una Casiotone degli anni 80.

Dopo un po’ di ricerche improduttive ho dovuto cambiare strategia, puntando su ebay.
Tra le altre c’era un’asta per una tastiera normale, di quelle degli anni 90, con tanto di demo songs ecc.
L’ho vinta, l’asta.
Per 10 carte.
Ecco, facile così.

Beh, ma lo sbronzanato qui non aveva visto che la spedizione non era prevista, quindi dovevo ritirare la merce a Malvern, paese vicino Birmingham, lontano quasi 400 km da Hove, dove abito io.
Mi era già successo in precedenza, quando mi serviva un monitor, di distribuire offerte in diverse aste e alla fine vincerne qualche in più del necessario… Ma delle altre tastiere che ho comprato in quest’occasione non ne parlo ora.

Già, pensa te, pagare 10 carte per una tastiera e tipo 70 per andare a prenderla…
Ovvio a dirsi, mi è venuto in mente che con 80 carte avrei potuto comprare qualcosa di meglio.
Dunque ho cominciato a pianificare il viaggio, cercando una data e un tragitto; e con gli occhi su Google Maps e National….co.uk ho notato due cose:
1 – Le opzioni di collegamento (trasporto pubblico) tra Hove e Malvern sono scarse e irregolari;
2 – Malvern si trova non tanto lontano da Tanworth-in Arden, paesino delle Midlands che ha dato al mondo il cantautore Nick Drake (e che oggi custodisce le sue spoglie).

Beh, nessuno mi pare contesti la nazionalità inglese di Drake, anche se lui, infatti, è nato in Asia, più precisamente in Birmania. Così come mi pare poco probabile che Italo Calvino sia considerato Cubano e non italiano. O possiamo andare anche oltre, parlando di John Fante, di cui l’italianità viene oggi conclamata da non pochi.
Invece non proprio tutti considerano italiani i tanti discendenti dei non pochissimi poveri emigranti che lasciarono l’Italia in cerca di una vita migliore in altri (e lontani) posti (Sudamerica nel caso dei miei nonni); discendenti questi che oggi fanno la chiamata emigrazione di ritorno, cioè lasciando il luogo di nascita per provare a vivere nel luogo di origine della famiglia.

Va bene, succede che ho deciso di concretizzare il sogno di conoscere il paese di Drake, di vedere la sua casa e la sua tomba, lì dietro la chiesa.
L’acquisto di uno strumento per il gruppo è diventato un viaggio all’insegna della contemplazione.

30 de abril de 2008

Quando si sa dove ci si trova o Ian Curtis torna nei New Order per un fine settimana

Devo andare in Brasile, mia terra natia, per lavoro.
Un mese fa l’idea è stata presentata e qualche giorno fa approvata.
Saranno circa due settimane di viaggio in diverse città del Brasile meridionale; tra cui San Paolo, dove sono nato e cresciuto.

Sono quattro gli anni ormai che mi separano da San Paolo e dal Brasile.

Prima di vivere in Italia non me ne fregava niente delle stagioni. Tanto a San Paolo erano otto o nove mesi di caldo quasi costante. Certo non quel caldo dell’estate europea – soffocante, afoso, affannoso, insopportabile.
Quel succedersi di giorni dalla stessa durata, indipendentemente dalla stagione, con l’alba e il tramonto a orari costanti, mi trasmetteva un’impressione di continuità, di regolarità. Anzi, me la passa ora; perché allora non me ne accorgevo, infatti, pensavo solo che in Europa per fortuna ci sarebbe stata una temperatura molto più fresca, mite. Poi a natale con il sole in alto che bruciava a mille e a Ferragosto sotto le coperte…
Cazzo, Agosto mi sembra una canzone così azzeccata, non solo per quanto riguarda la prospettiva individuale, emotiva dei (non) rapporti; saranno i Perturbazione già vissuti in Brasile?
Non aver mai visto fino a quattro anni fa le foglie che cadono d’autunno, la neve che imbianca l’inverno e i fiori che nascono in primavera mi impediva di commuovermi allora; a tal punto di non essere in grado ancora di capire se quello che ora mi commuove è la presenza di tali fenomeni o la cognizione dell’assenza di prima.

Vorrei una tranquillità tale da anestetizzarmi all’uscita dell’aeroporto, da perfezionarmi i sensi di fronte alla potenziale valanga di suoni immagini pensieri emozioni.
L’ultima volta che sono sbarcato a San Paolo, sei anni fa, uscendo dall’aeroporto, sudavo; appena la porta d’uscita si è aperta, ho cominciato a sudare, subito. In seguito ho potuto ritrovare i miei cari, risentire il portoghese per strada, rivedere il viavai della gente, l’inquinamento, il traffico, i viali larghissimi, i grattacieli, le pizzerie, le rosticcerie.
Sei anni fa ero venuto in Italia per un corso di durata di un mese.

Tornare è un’illusione, bella o brutta che sia. Bisogna essere profondamente vivi per constatare chiaramente quello con cui ci si trova in un viaggio, soprattutto se si tratta di un viaggio verso il luogo in cui si è nati e cresciuti.
Ho fatto un sogno stupido: eravamo io e Bob Dylan (quello di Modern Times) in un locale, una discoteca, nella cabina del DJ cercando la canzone più adatta all’annuncio che stavamo per fare agli invitati, cioè del nostro matrimonio. La canzone l’ho scelta io, era Just Like A Woman. Mentre scrivo, adesso, mi viene da ridere, ma quando mi sono svegliato sono rimasto veramente terrorizzato. No, nel sogno non ci siamo baciati né altro, assolutamente.
Spero mi avanzerà un po’ di tempo, per suonare nella vecchia sala prove con gli amici, come si faceva una volta, cioè opportunamente muniti di birra, con allegria, melodia e feedback.
Altrimenti invocherei Ian Curtis, che forse sarà l’esule da cui voglio di più allontanarmi in questi giorni, a cantare mentalmente con me La rosa dei 20, che sarebbe stata la vera canzone per questo racconto. Ormai tutti sapranno che i New Order non hanno niente a che vedere con Ian e che d’altronde sono da schifo dal vivo.

Come sarà sapere dove ci si trova? Non lo so.
Anche questo è vivere.
Ah, mi piacciono i New Order, dopotutto.